Alpe di Ravina (q 1932 m) - Skitour
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Oggi mi trovo nella necessità di realizzare un’escursione sugli sci che sia facile, e che non porti via troppo tempo, visto che alle 17.25 sono atteso al punto di ritrovo di Castione per una pianificata escursione notturna (forse) con racchette, di sfondo socio-culinario, una gita tra amici con partenza da Camperio e meta l’Osteria Piancabella per una cena in compagnia. Per non fare una troppo scontata doppietta bleniese opto quindi per l’Alta Leventina, giusto per tonificare un po’ le gambe. È davvero una gita per principianti dello scialpinismo, senza pretese, e quindi adatta a tutti coloro che si affacciano su questa fantastica disciplina. E poco adatta, di contro, a degli scialpinisti esperti, dati i tanti tratti pressoché pianeggianti. Per farla breve parto da Nante (la prevista partenza da Ambrì-Piotta non ha luogo a causa del visibile scarso innevamento e, dato che i miei sci militari pesano molto, non ha senso portarli in spalla per lunghi tratti). Da qui mi dirigo, con pendenza quasi nulla, verso Roncascio e il Bosco di Segna. Da Segna supero poi Ressiga e all’Alpe Nuova, anziché scendere verso Giof (che mi costringerebbe a togliere e rimettere le pelli… beata pigrizia!) svolto a destra in salita, sempre sul sentiero estivo ottimamente segnalato, verso Ravina. Proseguo poi sempre nel bellissimo bosco di abeti e larici fino quasi a lambire l’arrivo della seggiovia Ravina-Varozzei ma non volendomi mescolare agli sciatori delle piste di Airolo, effettuo una traversata del falso piano situato nel fornale sud delle cime quotate 2523, 2495 e 2449 tra il Pizzo di Mezzodì (2637 m, quello sopra Airolo, non quello sopra Rodi-Fiesso) e il Pizzo di Corno (2500 m). Questo è l’unico punto della gita baciato dal sole: l’Alpe di Ravina, sotto la Löita Bella. Noto a sinistra una cresta che si alza verso nord ed allora mi infilo in una gola che mi dà la possibilità, una volta raggiuntane la sommità, di affacciarmi verso Canéi e la Gana del Laghetto di Ravina. Salgo quanto più possibile, fino circa a quota 1932 m, ma la neve soffice e alta in cui si affonda nonostante le pelli, mi comunica che per oggi può bastare: è quindi il caso di liberare gli sci e cominciare la discesa. Assai prudentemente fino all’uscita dal boschetto e poi un po’ più agevolmente sul traverso che porta verso il sole, mi involo a riprendere il sentiero della mattinata. Nei tratti pianeggianti mi tocca spingere liberando il tacco, quasi come se fosse uno sci da fondo e sempre in tal guisa affronto anche l’ultima parte della stradina in discesa, provando in qualche piccola curva l’ebbrezza del telemark. Raggiunto Nante, carico tutto sull’auto più svelto che in fretta (data la “notte polare” che attornia la zona), e mi dirigo al sole, dall’altra parte della valle, a Fondo del Bosco, nei pressi della caserma e del bar per rifocillarmi un pochino in attesa della seconda escursione della giornata. Già che ci sono approfitto dei caldi raggi del sole per far asciugare sci, pelli, gamasce, scarponi etc etc. Con tutta la calma del caso raggiungo poi Castione, ma questa è un’altra storia…
Riassunto della giornata: facile alla mattina, facile alla sera, ma arrivo a casa a notte fonda stanco in ogni caso.

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