Monviso (3841 m) - Cresta est
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Week end in vista, previsioni meteo zona Lombardia non favorevoli. Raffaele mi propone così il Monviso.
Scopro anche essere una cima non ancora calpestata da Raffy...finalmente una, la prima con me.
Sfoglio pure qualche pagina del bimestrale "Meridiani Montagne", n.87, Dal Monviso al Mare, dove vengo a conoscenza del perché Monte Viso o Monviso: Viso viene da Vesulus: visibile; Monte visibile, dunque, che si distingue a grandi distanze, dalla pianura a esso sottostante fino al Mediterraneo. La vista da questa piramide sarà qualcosa di davvero particolare.
Sfoglio fra le pagine e, benché il nome non mi ispiri molto (come quando si compra un libro per la copertina, vale anche il nome dei monti), le svariate foto lo rendono accattivante ed concordo sulla scelta, ad una condizione: si sale dalla cresta est e si scende dalla normale, un giro ad anello insomma.
Sfruttiamo il lungo viaggio visitando la Basilica di Superga e la Sacra di San Michele il sabato per poi passare la notte a Pian del Re.
A Pian del Re lasciamo l'auto (parcheggio 5€ tutto il giorno) e partiamo alle 4.30 del mattino. E' buio ed imbocchiamo il sentiero al termine del parcheggio. E' ben segnato in quanto a due passi da quest'ultimo sta la sorgente del Po. Si supera un torrente da un moderno ponte e si comincia a salire a larghi zig zag fino a raggiungere il Lago di Fiorenza che a quest'ora non vediamo. Lo si affianca sul suo fianco sinistro in un sentiero pianeggiante.
Sempre al buio continuiamo sul sentiero, ben indicato con vernice bianca e rossa (V13), salendo molto tranquillamente. Arriviamo a dei cartelli, presso il Lago Chiaretto. Un sentiero ben evidente prosegue dritto ed uno sale leggermente a destra. Proseguiamo dritto e ci raggiungono altri 2 escursionisti. Incerti, però, torniamo indietro di qualche passo e con la traccia gps alla mano vediamo che il sentiero che volevamo seguire rimane più in basso. Prima del cartello infatti si trova un grande masso ed uno stretto sentiero che scende e risale più diretto al pendio al termine del lago. Questo rimane sulla sponda sinistra del lago. Gli altri escursionisti invece seguiranno quello che lo costeggia sul lato opposto, più lungo ma con dislivello quasi pari a zero.
Al termine del grande Lago Chiaretto risaliamo il ripido pendio sassoso fino a raggiungere il Colle del Viso, dove ci accolgono le prime luci dell'alba. Il sentiero si fa più pianeggiante e scorrevole, se pur sassoso.
Prima di raggiungere il Rifugio Quintino Sella ed il Lago Grande abbandoniamo il sentiero e puntiamo il canale sfasciumoso sulla nostra destra per raggiungere l'attacco della cresta est, ora illuminata dai primi raggi del sole.
Attraversiamo il canale puntando ad una cengia dove un bastone verticale segnala l'attacco. Ci prepariamo su questo piccolo terrazzo mentre il canale comincia a scaricare qualche sasso. Poiché la prima parte prevede passaggi facili di II e III grado, sarò io ad aprire le danze iniziando così la scalata partendo dal grosso bollo giallo. La salita si svolge sul filo di cresta e la presenza di bolli rossi e ometti ne indicano la direzione da seguire. Proseguiamo in conserva corta superando senza difficoltà i tratti più difficili. Arriviamo così ai piedi della Punta Saint Robert (targa in marmo) dove si trovano le maggiori difficoltà della via (passaggi di IV). Dopo che Raffaele mi ha assicurato, parto per affrontare un diedro sulla sinistra (1 chiodo) che culmina in un canale: è proprio in questo tratto che inserisco il mio primo friend in una fessura! Finita la corda faccio sosta e recupero il compagno. Da questo punto, si può svoltare a sinistra per raggiungere il canale sfasciumoso che porta ad una selletta con un grosso masso incastrato (che descriverò nelle prossime righe) evitando così di arrampicare fino la cima Saint Robert.
Noi proseguiamo dritti fino in cima al Saint Robert. La roccia si presenta molto bella e l'arrampicata diventa più verticale. Procediamo ora in conserva protetta cercando di puntare ad una cengia, superando alcuni diedri. Da qui ci manteniamo leggermente a sinistra della verticale del Saint Robert fino a prendere una facile cengia (un po' esposta) che in breve conduce all'ampia cima del torrione. In direzione Nord si scende verso l'intaglio posto a monte del torrione, da qui una crestina di sfasciumi (niente neve presente) conduce alla base del successivo torrione che lo si risale dal lato settentrionale.
Successivamente si scende verso il colletto successivo (possibilità di effettuare una doppia), superando sulla sinistra gli spuntoni aerei, arrivando alla selletta con il masso incastrato. Ormai ci ho preso gusto e continuo a fare strada da prima fino in cima al Monviso. Si riprende la cresta di ottima roccia e si superano tratti non difficili tecnicamente, ma esposti sopratutto sul lato settentrionale. Si arriva così ad un intaglio sul lato meridionale che conduce ad un risalto, alla cui base è segnalata la "Via della Lepre", via di fuga molto esposta e pericolosa (da non prendere). Si risale quindi il torrione soprastante seguendo le fessure e i punti più facili. Al suo termine si continua sulla cresta, ora più sfasciumosa (attenzione ai sassi mobili), collegandosi alla via normale poco sotto la cima, ben segnalata da segni di vernice gialla. Ultimi metri e sbuchiamo davanti alla croce di vetta.
Sono le 13.20 e ci concediamo una fresca pausa al sole e ammiriamo l'insolito panorama: una distesa piatta interrotta solo a nord e a sud dalle catene montuose, Torino e la sua collinetta con la Basilica di Superga, il tortuoso fiume Po, e forse anche il mare...
Quasi un'ora di pausa e riprendiamo la via del ritorno ripercorrendo la via normale: segni di vernice gialla ci condurranno fino al Passo delle Sagnette, passaggi di disarrampicata semplici ma che richiedono molta attenzione, è possibile evitare qualche passaggio affrontando lo sfasciume (che noi non preferiamo) fino il Bivacco Andreotti. Dal bivacco noi seguiremo i bolli gialli saltellando fra un sasso instabile ed un altro fino a raggiungere un enorme ometto. Da qui si scende e si risale al Passo.
Un sentiero attrezzato con catena (molle!) permette di perdere parecchio dislivello in poco tempo. Si riprende il comodo sentiero circondando parte del Lago Grande di Viso fino a raggiungere il Rifugio Quintino Sella.
Una pausa dopo ben 4 ore e mezzo di cammino impegnativo mi sembra più che meritata ed essenziale.
Riprendiamo la via del ritorno come per la salita, ad eccezione del bivio al Lago Chiaretto, dove ci manterremo sul sentiero principale.
Anche questa volta i miei pronostici erano azzeccati: sorgente del Po vista al buio (come il mattino).
In discesa, quasi giunti alla macchina, Raffaele ha riconosciuto i gemelli Dematteis che stavano salendo probabilmente in vista della loro sfida che si sarebbe tenuta il venerdì. Record ottenuto venerdì 8 Settembre 2017: Pian del Re - vetta Monviso: 1:40:47 per Bernard, a seguire il fratello.
Anche questa avventura ha richiesto parecchie energie sia fisiche che, sopratutto, mentali. Ma ogni volta ne vale la pena e basta qualche settimana per pensare già alla nostra prossima sfacchinata!
...d'altronde è quello che piace dell'uno e dell'altro...
Scopro anche essere una cima non ancora calpestata da Raffy...finalmente una, la prima con me.
Sfoglio pure qualche pagina del bimestrale "Meridiani Montagne", n.87, Dal Monviso al Mare, dove vengo a conoscenza del perché Monte Viso o Monviso: Viso viene da Vesulus: visibile; Monte visibile, dunque, che si distingue a grandi distanze, dalla pianura a esso sottostante fino al Mediterraneo. La vista da questa piramide sarà qualcosa di davvero particolare.
Sfoglio fra le pagine e, benché il nome non mi ispiri molto (come quando si compra un libro per la copertina, vale anche il nome dei monti), le svariate foto lo rendono accattivante ed concordo sulla scelta, ad una condizione: si sale dalla cresta est e si scende dalla normale, un giro ad anello insomma.
Sfruttiamo il lungo viaggio visitando la Basilica di Superga e la Sacra di San Michele il sabato per poi passare la notte a Pian del Re.
A Pian del Re lasciamo l'auto (parcheggio 5€ tutto il giorno) e partiamo alle 4.30 del mattino. E' buio ed imbocchiamo il sentiero al termine del parcheggio. E' ben segnato in quanto a due passi da quest'ultimo sta la sorgente del Po. Si supera un torrente da un moderno ponte e si comincia a salire a larghi zig zag fino a raggiungere il Lago di Fiorenza che a quest'ora non vediamo. Lo si affianca sul suo fianco sinistro in un sentiero pianeggiante.
Sempre al buio continuiamo sul sentiero, ben indicato con vernice bianca e rossa (V13), salendo molto tranquillamente. Arriviamo a dei cartelli, presso il Lago Chiaretto. Un sentiero ben evidente prosegue dritto ed uno sale leggermente a destra. Proseguiamo dritto e ci raggiungono altri 2 escursionisti. Incerti, però, torniamo indietro di qualche passo e con la traccia gps alla mano vediamo che il sentiero che volevamo seguire rimane più in basso. Prima del cartello infatti si trova un grande masso ed uno stretto sentiero che scende e risale più diretto al pendio al termine del lago. Questo rimane sulla sponda sinistra del lago. Gli altri escursionisti invece seguiranno quello che lo costeggia sul lato opposto, più lungo ma con dislivello quasi pari a zero.
Al termine del grande Lago Chiaretto risaliamo il ripido pendio sassoso fino a raggiungere il Colle del Viso, dove ci accolgono le prime luci dell'alba. Il sentiero si fa più pianeggiante e scorrevole, se pur sassoso.
Prima di raggiungere il Rifugio Quintino Sella ed il Lago Grande abbandoniamo il sentiero e puntiamo il canale sfasciumoso sulla nostra destra per raggiungere l'attacco della cresta est, ora illuminata dai primi raggi del sole.
Attraversiamo il canale puntando ad una cengia dove un bastone verticale segnala l'attacco. Ci prepariamo su questo piccolo terrazzo mentre il canale comincia a scaricare qualche sasso. Poiché la prima parte prevede passaggi facili di II e III grado, sarò io ad aprire le danze iniziando così la scalata partendo dal grosso bollo giallo. La salita si svolge sul filo di cresta e la presenza di bolli rossi e ometti ne indicano la direzione da seguire. Proseguiamo in conserva corta superando senza difficoltà i tratti più difficili. Arriviamo così ai piedi della Punta Saint Robert (targa in marmo) dove si trovano le maggiori difficoltà della via (passaggi di IV). Dopo che Raffaele mi ha assicurato, parto per affrontare un diedro sulla sinistra (1 chiodo) che culmina in un canale: è proprio in questo tratto che inserisco il mio primo friend in una fessura! Finita la corda faccio sosta e recupero il compagno. Da questo punto, si può svoltare a sinistra per raggiungere il canale sfasciumoso che porta ad una selletta con un grosso masso incastrato (che descriverò nelle prossime righe) evitando così di arrampicare fino la cima Saint Robert.
Noi proseguiamo dritti fino in cima al Saint Robert. La roccia si presenta molto bella e l'arrampicata diventa più verticale. Procediamo ora in conserva protetta cercando di puntare ad una cengia, superando alcuni diedri. Da qui ci manteniamo leggermente a sinistra della verticale del Saint Robert fino a prendere una facile cengia (un po' esposta) che in breve conduce all'ampia cima del torrione. In direzione Nord si scende verso l'intaglio posto a monte del torrione, da qui una crestina di sfasciumi (niente neve presente) conduce alla base del successivo torrione che lo si risale dal lato settentrionale.
Successivamente si scende verso il colletto successivo (possibilità di effettuare una doppia), superando sulla sinistra gli spuntoni aerei, arrivando alla selletta con il masso incastrato. Ormai ci ho preso gusto e continuo a fare strada da prima fino in cima al Monviso. Si riprende la cresta di ottima roccia e si superano tratti non difficili tecnicamente, ma esposti sopratutto sul lato settentrionale. Si arriva così ad un intaglio sul lato meridionale che conduce ad un risalto, alla cui base è segnalata la "Via della Lepre", via di fuga molto esposta e pericolosa (da non prendere). Si risale quindi il torrione soprastante seguendo le fessure e i punti più facili. Al suo termine si continua sulla cresta, ora più sfasciumosa (attenzione ai sassi mobili), collegandosi alla via normale poco sotto la cima, ben segnalata da segni di vernice gialla. Ultimi metri e sbuchiamo davanti alla croce di vetta.
Sono le 13.20 e ci concediamo una fresca pausa al sole e ammiriamo l'insolito panorama: una distesa piatta interrotta solo a nord e a sud dalle catene montuose, Torino e la sua collinetta con la Basilica di Superga, il tortuoso fiume Po, e forse anche il mare...
Quasi un'ora di pausa e riprendiamo la via del ritorno ripercorrendo la via normale: segni di vernice gialla ci condurranno fino al Passo delle Sagnette, passaggi di disarrampicata semplici ma che richiedono molta attenzione, è possibile evitare qualche passaggio affrontando lo sfasciume (che noi non preferiamo) fino il Bivacco Andreotti. Dal bivacco noi seguiremo i bolli gialli saltellando fra un sasso instabile ed un altro fino a raggiungere un enorme ometto. Da qui si scende e si risale al Passo.
Un sentiero attrezzato con catena (molle!) permette di perdere parecchio dislivello in poco tempo. Si riprende il comodo sentiero circondando parte del Lago Grande di Viso fino a raggiungere il Rifugio Quintino Sella.
Una pausa dopo ben 4 ore e mezzo di cammino impegnativo mi sembra più che meritata ed essenziale.
Riprendiamo la via del ritorno come per la salita, ad eccezione del bivio al Lago Chiaretto, dove ci manterremo sul sentiero principale.
Anche questa volta i miei pronostici erano azzeccati: sorgente del Po vista al buio (come il mattino).
In discesa, quasi giunti alla macchina, Raffaele ha riconosciuto i gemelli Dematteis che stavano salendo probabilmente in vista della loro sfida che si sarebbe tenuta il venerdì. Record ottenuto venerdì 8 Settembre 2017: Pian del Re - vetta Monviso: 1:40:47 per Bernard, a seguire il fratello.
Anche questa avventura ha richiesto parecchie energie sia fisiche che, sopratutto, mentali. Ma ogni volta ne vale la pena e basta qualche settimana per pensare già alla nostra prossima sfacchinata!
...d'altronde è quello che piace dell'uno e dell'altro...
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