Monte Muggio (1799 m)
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Magnifica escursione in Alta Valsassina, su una dolce piramide naturale, da cui si aprono ampi panorami sul Lago di Como, sul Lago di Lugano, sulla Valsassina, con Grignone e Resegone, sul Bregagno, sul Pian delle Betulle, sul Legnone, sul Pizzo Alto, sul Pizzo dei Tre Signori, sulle cime chiavennasche, su Berlinghera e Sasso Canale.
Inizio dell’escursione: ore 9:30
Fine dell’escursione: ore 15:50
Temperatura alla partenza: 10°C
Temperatura alla Capanna Vittoria: 10°C
Temperatura al rientro: 19°C
La giornata è bellissima, con temperatura molto mite per la stagione. Decidiamo di visitare l’Alta Valsassina, una splendida regione che conosciamo poco, per via del traffico intenso che normalmente, nei fine settimana, paralizza la circolazione nei pressi di Lecco. Oggi è un giorno feriale e ci sono tutte le premesse per affrontare senza eccessive preoccupazioni la trasferta: circa due ore dalla dogana di Chiasso.
Da Lecco, seguiamo la Strada Statale 36 fino all’uscita di Bellano, poi imbocchiamo la Strada Provinciale 62, che risale il lato destro della Val Muggiasca. A Taceno, in Valsassina, prendiamo la SP 67. Passando dai paesi di Margno, Codesino, Indovero e Narro, raggiungiamo il punto di partenza dell’escursione: Mornico, frazione di Vendrogno.
Lasciamo l’auto nell’ampio piazzale all’inizio dell’abitato (975 m).
Appena scesi dalla macchina, respiriamo un’aria di pace e serenità. Il paesino ci prende subito. Ci addentriamo nei vicoli e immediatamente rimaniamo attratti e affascinati dalle lastre di pietra che su ogni casa o stalla, recano in dialetto il nome o il soprannome del proprietario.
Elenco alcune scritte:
“La tögia dül Zibüli”, ossia la stalla di Zibüli;
“Ul purtun”; ossia il portone;
“La cà dül Giola”, ossia la casa di Giola;
“Cà de la Pagnüna”;
“La cá de la Precisa”; qui, visto l’attributo assegnato alla signora Maria, ho rispettato rigorosamente anche l’accento acuto sulla a.
In fondo ad una viuzza vediamo sul muro una scritta rossa con l’indicazione del sentiero no. 6. Poco più avanti seguiamo un segnavia giallo, con scritta in verde, che indica la via da seguire per raggiungere Tedoldo. Il sentiero inizia subito con un tratto ripido, incassato nel terreno e percorso da rigagnoli d’acqua dovuti alle intense precipitazioni dei giorni scorsi. La temperatura si alza velocemente: è veramente molto mite per la stagione. Dopo aver scambiato quattro chiacchiere con un cacciatore, proseguiamo passando davanti ad una cappella con un bassorilievo della Madonna (1030 m). Il percorso, sempre ben segnalato da cartelli metallici o di legno, ci porta in pochi minuti in un betulleto di rara bellezza. Durante le mie numerose escursioni mi sono imbattuto più volte in splendidi boschi di betulle; non mi ricordo tuttavia di averne attraversato uno tanto stupendo e armonioso!
Come spesso capita, le fotografie non riescono a rendere fedelmente l’immagine che i nostri occhi percepiscono.
Poco dopo le dieci arriviamo all’idilliaco maggengo Tedoldo (1239 m), il cui toponimo è probabilmente di origine longobarda. Ci riposiamo presso due fontane seduti di fronte a due tavoli di legno con relative panchine. L’insediamento comprende una cappella e una quindicina di abitazioni riattate, probabilmente adibite a dimore di vacanza o utilizzate nel fine settimana. La pace è turbata unicamente dall’insistente abbaiare di due cagnetti che da un balcone manifestano tutto il loro disappunto per la nostra presenza.
Già da questo alpeggio, e in particolare dalla chiesetta, il panorama è eccezionale!
Normalmente, le agenzie turistiche in questi casi si esprimono con i seguenti termini: “balcone naturale che si affaccia sul lago…”.
Non voglio aggiungere altro: è assolutamente da visitare, possibilmente in una giornata come questa.
Poco sopra la chiesetta il “balcone naturale” diventa un “parco naturale”. È un perfetto connubio tra rocce silicee, arbusti di ginepro e di ginestra, cespugli di brugo, che si associano perfettamente al giallo delle betulle.

Superato il cocuzzolo, con affioramenti rocciosi, che sta alle spalle di Tedoldo, ci abbassiamo in una conca con uno stagno recintato, una fontana lignea e alcune panchine ricavate da tronchi di legno dimezzati.
Anche questa è un’oasi di pace, in particolare oggi, visto che siamo gli unici escursionisti diretti al Monte Muggio.
Dopo la bolla, il sentiero diventa più ampio: sale dolcemente in un bosco di betulle fino a raggiungere un abbeveratoio. Qui non troviamo nessuna segnaletica. Per intuito prendiamo il sentierino a sinistra fino ad una fontana. Una scritta nel cemento ci informa che siamo all’Alpe Tedoldo. Di fronte a noi svetta il Monte Bregagno, che ho raggiunto il 30 maggio 2010. Qualche metro più in alto troviamo una statuetta della madonna posta in una nicchia di marmo bianco (1379 m).
Continuiamo per qualche centinaio di metri in direzione nord, per poi svoltare verso il versante meridionale, dal quale lo sguardo spazia sulla Valsassina. Il fondovalle è ancora coperto da un leggerissimo e trasparente velo di nebbiolina.
Arriviamo così all’Alpe Chiaro (1533 m), accolti da numerose capre che si avvicinano insistentemente in cerca probabilmente di sale. La vetta del Monte Muggio è ora ben visibile. Il segnavia dà indicazioni per sette località, ma non quella da noi cercata. Seguiamo le tracce di un ripido sentiero di capre che risale in direzione della cresta sud - ovest del monte. È il tratto più faticoso dell’escursione. Dopo circa mezz’ora di salita, che ci provoca un po’ di fiatone, raggiungiamo la vetta occidentale del Monte Muggio (1754 m). Da qui un sentierino, posto sul crinale, permette da pervenire alla vetta principale del Monte Croce di Muggio (1799 m).
Il nostro arrivo sulla cima è concomitante con la classica nuvoletta fantozziana, che staziona sopra le nostre teste proprio per i dieci minuti necessari alle foto ricordo e alla contemplazione dell’immenso panorama. Non riuscirà tuttavia a guastarci la giornata, considerando, oltretutto, che poco sotto, all’Alpe Giumello, ci aspetta un tavolino al calduccio, con un ricco menu. Tra le varie proposte della Capanna Vittoria, scegliamo un gustoso e nutriente piatto di coniglio del Giumello con polenta taragna e funghi, bagnato da un buon Sassella dei Conti Sertoli Salis.
Escursione nell’Alta Valsassina indimenticabile!
Inizio dell’escursione: ore 9:30
Fine dell’escursione: ore 15:50
Tempo di salita: 2:35 h
Tempo totale: 6:20 h
Dislivello teorico : 920 m
Sviluppo complessivo: 11,4 km
Difficoltà: T2
Copertura della rete cellulare: buona, tranne che sulla vettaPartecipanti: Lore e siso

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