Sassi della Porta (1313 m) + Guida ai gradi di difficoltà del ravanage
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Spesso, percorrendo la statale tra Menaggio e Porlezza, ho ammirato l'elegante cima che domina la Val Cavargna separandola dalla Val Rezzo. Si tratta dei Sassi della Porta, e si raggiunge facilmente dalla zona del Passo della Cava tra Buggiolo e Cavargna.
Parto in vaisettipigio (leggasi "bici da turismo") da Porlezza e risalgo la provinciale della Val Rezzo fino alla località Dasio, poco sopra Buggiolo. Appena prima del bivio per il San Lucio, piego a destra su una strada cementata con fondo assai sconnesso e pendenza sostenuta. Presto il fondo diventa sterrato e la pendenza più umana, poi c'è un tratto di nuovo cementato. Lego la vaisettipigio al termine di questo secondo tratto e proseguo a piedi su fondo sterrato (fattibile senza patemi in mountain bike, ma non con la mia vaisettipigio).
La strada termina presso l'Alpe Crisello, dove si prosegue fuori sentiero verso sud-est (la stessa direzione seguita finora) attraverso un pianoro alberato, al cui termine si incontra un'altra strada forestale che scende decisa verso una selletta, oppure si scende a naso per il bosco. Una volta alla selletta, si sale in vetta utilizzando un evidente sentierino. Non c'è nessun cartello, ma non si può sbagliare. Il sentierino porta sull'antecima est, mentre una sua diramazione aggira un promontorio roccioso e porta fino alla croce situata sulla massima elevazione, che offre uno splendido panorama sulla zona del Lago di Piano e sul Ceresio orientale, nonché sulle varie cime che chiudono Val Rezzo, Val Cavargna, e Val Senagra, dal Gazzirola alla Grona passando per il Pizzo di Gino. Attualmente (inizio maggio 2017), l'unico problema, a parte l'orientamento in assenza di segnaletica, sono i residui di neve bagnata che risultano assai scivolosi e vanno affrontati con la dovuta cautela. Un ravanage di grado F (*) può essere consigliabile per evitare i tratti bastardi, ed è l'opzione che ho scelto in discesa.
Ritorno per la medesima via. Nel mio caso, prosieguo del giro cicloturistico in direzione Val Cavargna dopo il superamento del vicino Passo della Cava. A Carlazzo spiego ad una gentile coppia come si arriva in auto al Rifugio Venini (si erano persi).
Consiglio vivamente questa cima poco frequentata e veramente panoramica. Per chi volesse camminare di più (ed evitare la vaisettipigio), esiste una rete di percorsi a partire dalla località Pineta sopra Corrido.
(*) Riporto qua la mia scala del ravanage, che ricalca quella dell'alpinismo e complementa quella dell'escursionismo, dal quale si differenzia in quanto la progressione avviene esclusivamente al di fuori dei percorsi segnalati.
Parto in vaisettipigio (leggasi "bici da turismo") da Porlezza e risalgo la provinciale della Val Rezzo fino alla località Dasio, poco sopra Buggiolo. Appena prima del bivio per il San Lucio, piego a destra su una strada cementata con fondo assai sconnesso e pendenza sostenuta. Presto il fondo diventa sterrato e la pendenza più umana, poi c'è un tratto di nuovo cementato. Lego la vaisettipigio al termine di questo secondo tratto e proseguo a piedi su fondo sterrato (fattibile senza patemi in mountain bike, ma non con la mia vaisettipigio).
La strada termina presso l'Alpe Crisello, dove si prosegue fuori sentiero verso sud-est (la stessa direzione seguita finora) attraverso un pianoro alberato, al cui termine si incontra un'altra strada forestale che scende decisa verso una selletta, oppure si scende a naso per il bosco. Una volta alla selletta, si sale in vetta utilizzando un evidente sentierino. Non c'è nessun cartello, ma non si può sbagliare. Il sentierino porta sull'antecima est, mentre una sua diramazione aggira un promontorio roccioso e porta fino alla croce situata sulla massima elevazione, che offre uno splendido panorama sulla zona del Lago di Piano e sul Ceresio orientale, nonché sulle varie cime che chiudono Val Rezzo, Val Cavargna, e Val Senagra, dal Gazzirola alla Grona passando per il Pizzo di Gino. Attualmente (inizio maggio 2017), l'unico problema, a parte l'orientamento in assenza di segnaletica, sono i residui di neve bagnata che risultano assai scivolosi e vanno affrontati con la dovuta cautela. Un ravanage di grado F (*) può essere consigliabile per evitare i tratti bastardi, ed è l'opzione che ho scelto in discesa.
Ritorno per la medesima via. Nel mio caso, prosieguo del giro cicloturistico in direzione Val Cavargna dopo il superamento del vicino Passo della Cava. A Carlazzo spiego ad una gentile coppia come si arriva in auto al Rifugio Venini (si erano persi).
Consiglio vivamente questa cima poco frequentata e veramente panoramica. Per chi volesse camminare di più (ed evitare la vaisettipigio), esiste una rete di percorsi a partire dalla località Pineta sopra Corrido.
(*) Riporto qua la mia scala del ravanage, che ricalca quella dell'alpinismo e complementa quella dell'escursionismo, dal quale si differenzia in quanto la progressione avviene esclusivamente al di fuori dei percorsi segnalati.
- F (Famola): logico ravanage che permette di evitare difficoltà oggettive presenti sul percorso primario e/o di scorciare. Equivale più o meno a T3+/T4-.
- PD (PorcodDinci): ravanage moderatamente ostico che permette di evitare notevoli difficoltà oggettive e/o di scorciare. Equivale ad un T4/T5-. Esempio: trovate un tratto ghiacciato e non avete i ramponi, quindi lo aggirate in maniera creativa.
- AD (ADdio Noi): ravanage ostico che permette di evitare serie difficoltà di fronte alle quali una persona normale tornerebbe indietro, creandone altre di entità equivalente o addirittura maggiore, compensate però dalla fruizione di ambienti selvaggi di grande soddisfazione paesaggistica. Spazia nel range del T5/T6 e se ne trovano molti esempi su Hikr.
- D (Delanespola): ravanage bastardo e spesso fine a se stesso, anche se può permettere il risparmio di qualche metro di dislivello e qualche decametro di sviluppo lineare, nonché la fruizione di ambienti selvaggi dove nessun umano ha mai messo piede.
- TD (Torno Domani): ravanage assurdo con pericoli oggettivi tali che il ravaneur si rende conto in itinere che è meglio tornare indietro, anche se il ritardo sui tempi previsti supererà le 12 ore.
- ED (Emiliano me l'aveva Detto): ravanage sovrumano sconsigliato dalle fonti più autorevoli. Un esempio in zona Porlezza potrebbe essere la parete sud del Monte dei Pizzoni in direttissima da Cima a piedi nudi e in costume da bagno dopo aver attraversato il Ceresio a nuoto partendo da Sesto Calende e risalendo la Tresa.
Tourengänger:
Arbutus

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